Il cavallo ha ricoperto un ruolo essenziale nella vita degli esseri umani lungo il percorso della storia. Questo prezioso animale dalla grande forza fisica e dal portamento elegante è diventato, nel corso dei secoli, il motore dell’evoluzione umana. Quando gli uomini intuirono le potenzialità del cavallo iniziarono ad allevarlo e a domarlo. Riproducendosi in cattività diede origine ad una vasta gamma di razze differenti per dimensioni, velocità e resistenza. Questa varietà ha fatto sì che il cavallo potesse essere usato per ogni tipo di necessità: dal trasporto di persone a quello di merci pesanti e nel lavoro agricolo.
Assunse ben presto un ruolo particolare anche nelle battaglie. Iniziarono gli egizi nel II Millennio a.C. quando inventarono il primo carro da guerra; successivamente in età romana sorse la classe sociale degli equites formata da coloro che componevano nell’esercito, il corpo della cavalleria. La classe sociale dei cavalieri caratterizzò poi tutto il Medioevo; montare a cavallo per piacere diventò ordinario per l’aristocrazia ed allenarsi divenne velocemente un obbligo per tutti gli aristocratici. Il principale esercizio a cavallo divennero i tornei, che non solo richiedevano cavalli ben addestrati, ma soprattutto l’abilità dei cavalieri nel condurre il proprio destriero. Nel Rinascimento in molte corti d’Europa nacquero le prime scuole d’equitazione ufficiali. All’età moderna si fa solitamente risalire il tramonto della cavalleria tuttavia essa assunse ancora un ruolo importante durante la Prima Guerra Mondiale.

Inoltre il cavallo ha da sempre suscitato passioni, ispirando pittori e scultori, poeti e musicisti. Il cavallo apparve già nelle pitture rupestri preistoriche; immagini più raffinate che mostravano una maggiore conoscenza dell’anatomia equina apparvero nella Grecia classica e in opere romane successive. Ma è nel periodo del Rinascimento in cui si ha una fervente raffigurazione del cavallo. Pensiamo ai cavalli rappresentati da Leonardo da Vinci, Andrea Mantegna e Tiziano. È poi nell’età barocca che si affermò la tradizione della ritrattistica equina, con artisti come Rubens, van Dyck e Velázquez che ritraevano soggetti regali in sella alle loro cavalcature.
Ancora oggi, senza ombra di dubbio, il ruolo del cavallo è saldamente consolidato al fianco dell’uomo. Questo straordinario animale si è trasformato in un inseparabile amico che viene impiegato soprattutto nella pratica sportiva dell’equitazione e nelle attività di ippoterapia e pet-therapy. In una classificazione approssimativa possiamo distinguere tra i due tipi di monta principali: la monta inglese e la monta americana. La prima è prettamente sportiva ed al suo interno presenta diverse discipline alcune delle quali rientrano nel programma olimpico (si pensi al salto ostacolo e al dressage). Questa monta può essere praticata sia singolarmente che in gare organizzate per squadre, in strutture coperte, in maneggi all’aperto, in ippodromi (è il caso dell’ippica) o in campagna a seconda della disciplina (vedi il cross country o l’endurance). Invece la monta americana o western è quella tipicamente impiegata dai cowboy per il lavoro con il bestiame. Da parecchi anni, essa si è sviluppata in diverse discipline sportive quali il reining, il barrel racing, il cutting e la gimkana.

Dal mio punto di vista, il legame che viene ad instaurarsi tra l’essere umano e il cavallo è unico in natura. Con il giusto rispetto e con un’intesa perfetta, si crea un binomio affiatato che tende ad essere un tutt’uno. Il cavallo è uno specchio di ciò che siamo e un compagno a cui non si può mentire, infatti questo straordinario animale è in grado di percepire le nostre emozioni.
Ho da sempre amato questi nobili animali per la loro bellezza ed eleganza. Già da bambina si manifestò in me questa passione innata, ricordo ad esempio quando volevo giocare solo con pupazzi a forma di cavallo. All’età di sei anni ho iniziato a prendere lezioni di equitazione e da quel momento non ho mai smesso di montare in sella. Cavalcare è qualcosa di magico e chi è appassionato come me sa bene cosa si prova quando si è in sella. La celebre citazione del giornalista sportivo inglese Robert Smith Surtees esprime con chiarezza questo legame: “Non c’è segreto tanto profondo quanto quello tra cavallo e cavaliere”.